Birdwatching e salute mentale: cosa succede quando ci fermiamo a osservare la natura

Il mio lavoro mi porta a camminare spesso in natura, anche da solo. Ma se anni fa camminavo tanto e dedicavo poco tempo all’osservazione della natura, negli ultimi 12 mesi il rapporto si è completamente rovesciato: ora percorro pochi chilometri, ma il tempo che passo a osservare la natura, specialmente gli uccelli, è aumentato moltissimo.
L’altro giorno, mentre lavavo i piatti, stavo ascoltando una puntata di Get Birding, un podcast molto seguito nel Regno Unito e interamente dedicato al birdwatching, attività che da quelle parti è molto diffusa. Si parlava della relazione tra birdwatching e salute mentale. Dato che il mio inglese non è eccellente, non ho colto tutto, così a puntata conclusa ho voluto documentarmi e ho cercato articoli scientifici sull’argomento. Ne ho trovati due: uno di un’università statunitense e uno di un ente di ricerca tedesco. Se volete, potete consultarli per intero qui e qui.
L'articolo statunitense
Nel 2024 alcuni ricercatori della NC State University hanno sottoposto 122 studenti universitari a un esperimento. Per cinque volte a settimana gli studenti dovevano fare una passeggiata nella natura e, sempre cinque volte a settimana, partecipare a una sessione di birdwatching. Sia le camminate sia le sessioni duravano almeno 30 minuti. Attraverso una serie di domande studiate ad hoc, gli studenti dovevano poi indicare quanto ciascuna attività avesse giovato al loro benessere psicologico. I risultati sono stati positivi in entrambi i casi: camminate e birdwatching sono state giudicate benefiche, ma il birdwatching in misura maggiore.
L'articolo tedesco
Nel 2021 un gruppo di ricercatori ha intervistato 26.000 cittadini europei di 26 nazioni diverse, per capire se ci fosse una relazione tra la ricchezza di specie animali e vegetali e la soddisfazione delle persone nei confronti della propria vita. Incrociando i dati raccolti, i ricercatori hanno concluso che la relazione esisteva: più animali e piante c’erano attorno alle persone, più queste si dicevano soddisfatte della propria vita. Tra le categorie animali, una in particolare mostrava un legame più forte: gli uccelli. Per spiegare questa preferenza, gli autori suggerivano che la possibilità di avere un’esperienza “diretta e multisensoriale” con gli uccelli potesse essere una delle ragioni.
I ricercatori concludevano che gli interventi di gestione volti a proteggere gli uccelli e i paesaggi che li ospitano apporterebbero benefici anche agli esseri umani.
Conclusione
Due articoli scientifici non bastano per affermare in modo inequivocabile che il birdwatching giovi al nostro benessere psicologico, ma sono sicuramente una buona indicazione.
Per quel che vale, poi, questa è la mia opinione. Quando guardo un uccello attraverso il binocolo e lo vedo mangiare, riposarsi, sistemarsi le penne... mi dimentico del resto. Mi concentro sull’osservazione, seguo l’animale, spero di assistere a un comportamento che non ho ancora visto. Mi lascio coinvolgere dalla sua vita, non dalla mia. E da questo coinvolgimento passa uno strano, inspiegabile benessere.


